Secondo la tradizione vedica, le varie epoche (yuga) sono caratterizzate da tendenze differenti. L’epoca d’oro (satya yuga) in cui la conoscenza veniva raggiunta senza nessuna difficoltà e la ricerca spirituale era la sua cifra, si perde nella notte dei tempi. Il passaggio dall’età dell’oro a ere cosmiche di progressivo declino spirituale è ciclico e il ciclo prevede che poi, come ci viene annunciato dai Veda, si ricominci con un’era di luce e di abbondanza. La ciclicità delle ere è probabilmente influenzata dal fatto che l’interesse per la vita può avere un’attrattiva più o meno forte. Quando l’interesse dell’uomo per i beni materiali cresce in forma smisurata, allora l’interesse per la ricerca spirituale decresce. E viceversa.

LO YOGA UTILITARISTA NON È YOGA
In questa nostra epoca l’interesse dell’uomo per i beni materiali ha raggiunto un culmine mai riscontrato nelle ere passate e, di conseguenza, l’interesse per la ricerca spirituale decresce al punto da rendere materialista persino la pratica dello yoga stesso, ad attribuire intenzioni utilitaristiche allo yoga.
Vi faccio alcuni esempi: praticare yoga alla ricerca di performance fisiche; per raggiungere posizioni acrobatiche; per liberare le articolazioni; per curare tutte le malattie; per riuscire a riposare e combattere l’insonnia; per ridurre le paure; per rendere la propria vita più equilibrata; per ridurre la confusione mentale e poter lavorare meglio; per ridurre l’ipertensione; per migliorare la circolazione cardiovascolare; per avere più energia; per superare le difficoltà del momento; per raggiungere poteri soprannaturali; per affinare facoltà magiche; per avere poteri sugli altri.
Sicuramente non ho esaurito tutte le motivazioni utilitariste e materialiste, perché una fervida creatività fa sviluppare nuove motivazioni ogni giorno.
Questo accade perché lo yogin moderno ha come idea di fondo quella di volere migliorare a tutti i costi la propria vita quotidiana per essere sempre più efficiente, più energetico, in salute e così godere sempre più dei piaceri della vita fino a un’età avanzata.

TUTTA UNA QUESTIONE DI OBIETTIVI
Per l’uomo comune, il più grande obiettivo da raggiungere è vivere più a lungo e in buona salute. Questo non è, e non deve essere, l’obiettivo di uno yogin.
Che l’uomo comune abbia questa intenzione è lecito e magari potrà soddisfare così le proprie ambizioni, ma che ce l’abbia un insegnante di yoga o uno yogin, dimostra semplicemente che non ha avuto una giusta iniziazione, oppure si è lasciato condizionare dalle esigenze dell’uomo comune.
In questo caso avviene un fatto strano: è l’uomo comune a trasmettere la sua visione dello yoga utilitaristico all’insegnante.

LA VIA D’USCITA? IL TANTRA
E in tutto questo cosa c’entra il Tantra? Il Tantra è la “lieta novella” dell’età oscura, del kali yuga. Quindi non va messo, come accade a volte, in opposizione allo yoga classico. Il Tantra della scuola che discende da Sri Swami Sivananda e Sri Paramahamsa Satyananda Saraswati è una strategia efficace per distoglierci dall’attrazione eccessiva dei beni materiali. Visione, strategia, finalità è tutto un programma originalissimo e molto efficace, che andremo a scoprire passo dopo passo.

Antonio Nuzzo

 

Redazione

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Gabriella Origano

Direttore Editoriale di OlisticNews e giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, con una lunga esperienza nel campo delle Digital Graphic Arts per prestigiosi editori e aziende internazionali. La sua passione per la salute e il benessere naturale nasce dallo studio delle discipline olistiche, che la spingono a lasciare il suo lavoro per seguire la sua vera vocazione. Diventa co-fondatrice e redattrice di OlisticMap, dove seleziona contenuti informativi e scrive per diverse riviste del settore.

Appassionata di yoga, lo integra nel suo stile di vita e collabora attivamente all’organizzazione di Yogafestival. Nel tempo, approfondisce insegnamenti di filosofia e vita, sviluppando un forte impegno a diffondere informazioni per la tutela e l’evoluzione dell’uomo, con l’obiettivo di contribuire a un mondo più consapevole, attraverso la propria testata editoriale.