Simonetta Lavorati – misentodadio.it
Siamo in un periodo meraviglioso in cui, a quanto pare, molte persone si stanno risvegliando.
La coscienza si espande e varca i densi e ristretti confini della terza dimensione elargendo nuove consapevolezze, poteri extrasensoriali, illuminazioni e contatti con esseri di luce, maestri ascesi, stellari, akashici e chi più ne ha più ne metta.
I libri scritti e i corsi offerti, giustamente, da coloro che si mettono al servizio e ci spiegano come elevarci sono sempre più numerosi.
Nonostante ciò, il buonismo domina imperante facendosi beffa di coloro che non hanno, ancora una volta, compreso il meccanismo dell’esistenza.
Cos’è e come funziona il gioco della vita
Il gioco della vita è lo strumento con cui l’Uno, o Coscienza infinita, conosce se stesso nelle infinite versioni delle sue parti. È un percorso a ostacoli pieno di inganni, come in un gioco di specchi.
Le sue parti siamo noi. Ma non siamo frammenti, pezzi di un tutto. Tutt’altro. Essendo un frattale, una proiezione olografica (fatta da dio ), siamo il Tutto, ma su scala diversa.
E quindi evidente che la nostra natura è al tempo stesso umana, ma anche divina.
La natura umana ha tutte le caratteristiche necessarie a permettere l’incessante gioco della vita che è la creazione, in perenne espansione.
Come tutti sappiamo, la luce non può essere apprezzata senza l’oscurità.
Le parti istintive, feroci, vendicative, opportuniste, aggressive, invidiose, insieme a tutte le altre caratteristiche che consideriamo deprecabili, sono parti essenziali della nostra natura umana. Servono a fare il gioco della vita.
Avendole rifiutate sono diventate la nostra ombra, per usare il termine coniato da C. G. Jung, rendendoci schizofrenici.
La nostra inconsapevolezza ci rende attori improvvisati alla mercé degli schiaffi della vita. Agiamo come vittime, carnefici o salvatori, ma a nostra insaputa.
Cosa desidera l’Anima
Dal punto di vista dell’Anima (o parte Divina), le esperienze dolorose sono funzionali all’apprendimento che desidera fare.
L’anima non si mette dietro una cattedra o su un pulpito a fare la predica su ciò che si deve fare e non si deve fare. Semplicemente, per conoscere noi stessi, ci regala un’esperienza che è l’essenza stessa della vita.
Questa esperienza avviene grazie a personaggi che ne fanno una speculare alla nostra, alla cui base c’è sempre e solo l’amore (anche se non si direbbe in apparenza…).
Siamo sicuri che la favola di Pinocchio sarebbe stata altrettanto bella senza il gatto e la volpe, Lucifero con le tentazioni del paese dei balocchi o senza Mangiafuoco?
La fata Turchina che senso avrebbe avuto? E Pinocchio come avrebbe imparato la lezione dell’Amore senza quei personaggi?
Il gatto e la volpe servono a risvegliarci. Quindi lasciamo che esistano perché sono utili e smettiamo di scandalizzarci e creare inutili protezioni a difesa dei più deboli. I deboli non esistono. Siamo tutti un po’ vittime e un po’ carnefici a secondo di quello che serve.
Ma la parte del carnefice non ci piace. La giudichiamo negli altri e la neghiamo in noi stessi, fino a renderci ridicoli.
Allora rifugiarsi nel mondo spirituale della bontà e della perfezione diventa il modo migliore di fuggire dal confronto con la nostra ombra.
Dimentichiamo che la vita ci chiede di vivere e di sporcarci le mani per portare alla luce e integrare l’ombra nel nostro Io, affinché possiamo diventare esseri completi.
Come affrontare la nostra ombra
Questo è il motivo per cui è importante coltivare la nostra crescita personale prima di quella transpersonale.
La prima ha a che vedere con la nostra personalità. Imparando a osservarci in modo imparziale possiamo riconoscere, gestire e integrare quelle parti bambine traumatizzate, rimaste bloccate in un tempo passato che non esiste più.
Praticare la meditazione è un grandissimo acceleratore e facilitatore di questo percorso che, altrimenti, è molto difficile da realizzare. Le trappole del buonismo infantile, della lamentela e del giudizio sono sempre in agguato e, senza una pratica di allenamento alla presenza nel qui e ora, diventiamo facile preda degli inganni.
Superando le sfide insite nel viaggio dell’eroe possiamo integrare nella nostra personalità quelle parti ombra che, riconosciute e portate alla luce, diventano una preziosa risorsa a nostra disposizione e non più un problema.
La crescita transpersonale ovvero il contatto con il nostro Sé Superiore o Anima, come vogliamo chiamarlo, diventa allora libero da proiezioni infantili, da giudizi e da interpretazioni opinabili degli eventi che viviamo. Possiamo viaggiare nei mondi invisibili in modo sempre più cristallino e comprendere che tutto è perfetto esattamente così come è.
L’anima e la personalità si allineano e diventano due grandi alleate, come fossero la mente e il braccio che agisce nel mondo.
Siamo nel mondo, ma non del mondo e possiamo giocare al fantasmagorico gioco della vita con un sano distacco.
E la gratitudine per la vita aumenta a dismisura, fino a diventare incontenibile.
formatrice laureata in Psicologia del lavoro e delle Organizzazioni.

