IL MURO VERDE CHE SALVERA’ TUTTI NOI

di Elena Carrera

Idea ipotizzata intorno agli anni Cinquanta dello scorso secolo, se ne parla dall’inizio degli anni Duemila. Ma solo ora la notizia ha trovato spazio nei media di tutto il mondo, in occasione di COP 26 (Conferenza delle Parti, meglio conosciuta come Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) in corso a Glasgow.

L’idea è quella di creare artificialmente un lungo corridoio verde per arrestare l’avanzata del deserto e riportare il terreno fertile a milioni di africani. Largo 15 chilometri e lungo circa 8mila chilometri questo “muro verde” collegherà il continente africano da Ovest a Est, dal Senegal alla Repubblica del Gibuti. L’area interessata a questo progetto è abitata da oltre 228 milioni di abitanti e si estende su 780 milioni di ettari, per intenderci più del doppio rispetto alla superficie dell’India. Una volta completata, la Grande Muraglia Verde sarà la più grande struttura vivente del pianeta, 3 volte più estesa della Barriera Corallina. Obiettivo: creare un ripopolamento importante con conseguente creazione di occupazione, grazie a una serie di micro progetti agricoli rispettosi dell’ambiente e della biodiversità africana.

Ma i risvolti positivi non saranno solo per il continente africano. Il cambiamento climatico, che ha provocato una veloce accelerazione della desertificazione, non è un virus che aleggia e si aggira solo sull’Africa: sappiamo tutti molto bene che il fenomeno è originato principalmente dei paesi cosiddetti sviluppati che generano una quantità sempre maggiore di anidride carbonica e, per di più, procedono incessantemente con disboscamenti di grandi aree che invece potrebbero contribuire a contenere la presenza di CO2 nell’atmosfera. Follia pura, non trovate?

Fin qui niente di nuovo. Il bello di questa storia inizia quando finalmente a COP 26 si rimarca, oltre alla riduzione delle emissioni inquinanti e quindi della temperatura globale, anche l’importanza di ri-piantumare immediatamente, da oggi, subito e non solo entro il 2050, il globo terrestre. Perché si sa: il mondo vegetale senza l’uomo continuerà a sopravvivere, ma l’uomo senza le piante soccomberà. È una considerazione così ovvia, naturale e terribilmente potente che stupisce come ancora non sia stata presa in seria considerazione da governi e organismi internazionali.

Cosa fare allora? Semplice: anche ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire fattivamente (e non solo con il solito “bla bla” di convention e manifestazioni) a questo meraviglioso progetto iniziando a piantare una piccola pianta sul proprio pianerottolo, sul proprio terrazzo, nel proprio giardino, nell’orto urbano, nel parco di quartiere, nell’oasi naturale intercomunale, nel corridoio naturalistico provinciale o regionale. E così, albero dopo albero, raggiungeremo la muraglia verde africana. Io ho già iniziato. E voi?

Per saperne di più sul progetto di riforestazione visitare Great green Wall

 

Elena Carrera

Elena Carrera, pranic healer da 22 anni con Institute for Inner Studies Choa Kok Sui, opera nel mondo delle energie olistiche come shiatsuca e blogger. Dopo tre anni di studio e pratica ha conseguito l'attestato di qualificazione professionale di...

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