Talvolta, passeggiando lungo i fiumi, capita di notare strutture di pietre e sassi dalle varie forme poste in perfetto equilibrio, che sorprendentemente si sostengono dalla forza di gravità.
Sono composizioni artistiche realizzate dagli Stonce Balancer, con l’utilizzo di semplici pietre, ma dall’estetica singolare e affascinante. Dietro questa attività, apparentemente modesta, si cela una disciplina millenaria del Buddhismo giapponese, strettamente collegata con la pratica Zen, un vero toccasana per l’equilibrio emotivo e della mente.
Lo Stone Balancing è una disciplina meditativa, la pazienza, la resistenza e la concentrazione sono fondamentali per la riuscita della performance. Solo grazie all’immobilità mentale è possibile creare la giusta energia creativa, per porre in equilibrio armonico pietre di diverso peso e forma.

Le creazioni dei bilanciatori  ricordano forme d’arte scultoree ancestrali, come il megalito più famoso del mondo Stonehenge (pietra sospesa, da stone: pietra, ed henge: sospendere) o i famosi cerchi di pietra dalle varietà architettoniche circolari di cui fanno parte, e molti altri siti archeologici dove le pietre sono le regine indiscusse in un perfetto equilibrio millenario.

Oggi questa espressione artistica viene denominata Land Art e potremmo definirla un viaggio alla ricerca della spiritualità connessa all’equilibrio delle pietre. Gli artisti che hanno avviato e diffuso questa performance artistica sono sempre più numerosi e provengono da tutto il mondo.
In Italia, tra le rive dei fiumi e i torrenti della Versilia, in ambienti calmi e silenziosi vive Nicola Daniele Fortuna uno tra i migliori “Stone Balancer” italiani, che da diversi anni ricerca l’equilibrio non solo delle pietre, ma anche della sua pace interiore.

Cosa ti ha spinto a praticare lo Stone Balancing?

Tutto è iniziato quando, qualche anno fa, mi sono separato e per me è stato un vero shock emotivo. Credevo che il mio matrimonio fosse idilliaco, invece dopo 15 anni ci siamo lasciati. Succede che i rapporti cambino, ma l’idea di non avere più una famiglia mi aveva letteralmente distrutto. Tutti i miei riferimenti si erano dissolti e questo mi aveva portato a toccare il fondo, dando il peggio di me stesso. Fu molto difficile, persi il lavoro poiché non riuscivo neppure a concentrarmi sulle cose basilari, tutto stava andando a rotoli. Avevo bisogno di fare qualcosa per non precipitare e sostenermi.
Un giorno, un mio caro amico, Luigi Chiesa, mi parlò della tecnica delle pietre in equilibrio: per curiosità iniziai a praticarla, sentendomi inaspettatamente ma piacevolmente meglio.

In effetti, la pratica dello “Stone Balancing” viene definita “l’arte degli scultori spirituali”, una tecnica millenaria usata come meditazione Zen.
Hai mai sperimentato, attraverso questa espressione artistica, una connessione spirituale?

Assolutamente sì, all’inizio l’utilizzo delle pietre è stato come una disciplina terapeutica. E’ stata una scoperta soprattutto l’influenza dell’ambiente, per praticare è consigliabile scegliere luoghi solitari immersi nella natura e l’isolamento mi serviva per fuggire dai miei pensieri. Così ho iniziato a percepire gli effetti benefici che tutto ciò aveva sulla mia mente e il senso spirituale verso il mondo iniziava a crescere.
Parallelamente alle pietre, ho sentito il bisogno di praticare anche una religione, che identificai nella filosofia Buddista della scuola di Nichiren, conosciuta anche con il nome “Nam Myo Ho Renge Kyo”. La filosofia buddhista individua l’origine della sofferenza sulla base della legge di causa-effetto: qualsiasi situazione sperimentiamo, dipende dalle azioni che abbiamo intrapreso in precedenza. Con la scoperta del Buddhismo, che pratico ormai da più di 5 anni, e l’aiuto delle pietre, sono riuscito ad avere una maggior consapevolezza di me stesso e una visione più chiara dei miei progetti. Le pietre in equilibrio e la pratica del Buddhismo mi hanno regalato un senso di spiritualità immenso.

Qual è il processo creativo che ti ispira alla composizione artistica? È un processo mentale, istintivo o sensitivo? Come avviene la creazione dell’opera?

Come dicevo, l’isolamento inizialmente mi serviva anche per fuggire dai miei pensieri, poi però ho iniziato a non fuggire più da qualcosa, ma ad andare da qualcuno, come se la pietra avesse un’anima che mi chiamava, un essere con cui potevo condividere un rapporto d’amicizia. Così ho iniziato a portare i sassi a casa e a metterli quotidianamente in equilibrio. Man mano mi spingevo oltre cercando di bilanciare anche altri oggetti. Ma è la ricerca dell’ambiente e della natura che mi interessa maggiormente.

Dunque la parte più interessante della creazione è la fase meditativa e dell’equilibrio interiore, e meno il risultato artistico finale?

Il Buddhismo ha un principio fondamentale: tutti coloro che vivono in questo mondo religioso, manifestano la loro natura di Budda. Spesso si fa l’esempio dello specchio, ci si inchina rispettosamente davanti allo specchio e, allo stesso modo, l’immagine riflessa si inchina rispettosamente davanti a te. Un altro insegnamento è quello della lanterna, quando accendi una lanterna per gli altri, illumini anche la tua strada. Queste prove spiegano la legge di causa-effetto, secondo la quale tutto ciò che facciamo per sostenere gli altri, ritorna a noi sotto forma di beneficio. Tutto questo per me ha una relazione con la ricerca e la disciplina mentale, questo processo di osservazione e di equilibrio tra gli oggetti mi aiuta a liberare la mente dai pensieri.
La fase meditativa è fondamentale quando creo, ormai non cerco più di isolarmi, ma di influenzare e farmi influenzare da un luogo. Vado a contagiare l’ambiente di bene e pace interiore, in un momento di serenità profondissimo.
Lo Stone Balancing è una ricerca che attraversa anche l’interessante scelta delle pietre. All’inizio sceglievo le pietre casualmente. Venivo attratto dal capire quale sasso potessi mettere uno sopra l’altro, stupendomi poi quando rimanevano in equilibrio.
Successivamente con l’esperienza, ho cominciato a vedere la forma delle pietre e iniziato a riconoscermi in uno stile.

Dalla selezione delle pietre, al luogo più adatto, alla durata del lavoro, come avviene la creazione di un’opera?

Per quel che mi riguarda, la selezione delle pietre e della loro forma, cilindrica o sferica, è importante per sviluppare e trasmettere qualcosa di sorprendente. Le pietre devono essere poggiate su una superficie leggermente piana per l’equilibrio. Il luogo e gli agenti atmosferici determinano la realizzazione e il completamento dell’opera, sono fondamentali, ad esempio d’inverno preferisco andare presso i fiumi, perché il mare è troppo ventoso.
Vado alla ricerca di fiumi, di pietre nuove e di natura sconosciuta da poter capire e contaminare ridestando i sassi. Questi solitamente giacciono nel letto dei fiumi orizzontalmente, in equilibrio passivo, ed io li risveglio ponendoli in verticale, in equilibrio attivo.

In quale stile di Stone Balancing ti riconosci?

Non amo lo “Stacking balance”, in cui le pietre vengono sovrapposte l’una sopra l’altra, senza una particolare ricerca dell’equilibrio. Gli stili che preferisco e pratico sono il “Free style”, una miscela di equilibrio puro, e il “Counter balance” (contro bilanciamento), in cui l’equilibrio delle pietre più piccole dipende dal peso di quelle più grandi che le sovrastano.
Una struttura può reggersi fino a 60/80 cm e rimane in equilibrio fino a quando un fattore esterno, come una persona, una folata di vento o uno scroscio d’acqua non la fa cadere.

Questa forma di espressione artistica appartiene alla Land Art un’arte legata alla natura, all’ambiente e al paesaggio che non rimane immutabile. Come si pone l’arte effimera dello Stone Balance sul mercato artistico?

Una volta finito di creare rimani a lungo ad osservare e condividere con altri la creazione, ma di tutto il lavoro rimarrà solo uno scatto fotografico o un video. A volte realizzo delle installazioni in ambienti di studio in cui, se non toccate, rimangono immutate anche per due settimane.
Un anno e mezzo fa riproducevo in studio degli equilibri che facevo in natura, fissando le pietre che raccoglievo, le mettevo in equilibrio in modo naturale, poi le fissavo con dei perni creando sculture. Questo percorso però non mi apparteneva, poiché lo sentivo come una violazione, uno sfruttamento della natura delle pietre, quindi l’ho abbandonato. Spesso svolgo le performance in posti dove mi viene riconosciuto un compenso, altre volte lo faccio gratuitamente. Generalmente mi sposto con pietre di 30/50 chili, e da un anno circa ho iniziato a mettere in equilibrio dei cerchioni di bicicletta legati con una corda, con all’interno delle sculture in pietra in equilibrio, che girano grazie agli spostamenti d’aria. È stato un progetto che mi ha permesso di lavorare con allievi di un Liceo Artistico di Lucca e che mi ha dato l’opportunità di espandere la mia creatività.

Fai parte dell’organizzazione di Sbam, (Stone Balance Art Meeting) un raduno di bilanciatori di pietre. Come e dove si svolge questa manifestazione e qual è la sua caratteristica?

Lo SBAM è il Raduno Internazionale di Stone Balance, io faccio parte dell’organizzazione insieme a Luigi Chiesa, Gabriella Carone, Valeria Lulli, l’Associazione L’Apecarica e Alessadro Tecce. Il luogo della manifestazione è a Marina di Massa e si terrà sabato 3 e domenica 4 settembre. L’idea nasce dal bisogno di incontrarsi, confrontarsi e condividere una passione, un’occasione unica per conoscersi da vicino e immergersi nell’arte di bilanciare le pietre.

Nicola Daniele Fortuna – instagramfacebook

Gabriella Origano

 

Gabriella Origano

Direttore Editoriale di OlisticNews. Dopo la formazione come Graphic Designer lavora nel campo delle Digital Graphic Arts per importanti editoriali e aziende internazionali. Scopre la validità e l’efficacia delle discipline olistiche e si appassiona...