Due livelli di realtà: una percepita dal cervello, l’altra da scoprire con la mente

Perseguendo la sua visione di trovare un punto di incontro tra la conoscenza scientifica e quella buddista, Sua Santità il XIV° Dalai Lama del Tibet ha ospitato al tempio principale in Dharamsala a inizio novembre, un dialogo pubblico sulla fisica quantistica messa a confronto con le esperienze raggiunte con le pratiche e gli studi buddisti.

Da 30 anni SSDL ha scambi di vedute con tutti gli scienziati del mondo in un programma chiamato “Mind and Life”, Mente e Vita, ma si è dichiarato felice di incontrare per la prima volta scienziati provenienti dalla Cina con cui condividono secoli di storia e tradizioni. La delegazione da Taiwan, guidata dal premio Nobel per la chimica Yuan Tseh Lee, ha affrontato temi come la simmetria spazio-tempo, l’entanglement, il concetto di vuoto, il big bang, che hanno trovato dei corrispettivi d’interpretazione nella filosofia buddista e nei concetti di vuoto mentale, di mente unificata e nell’esperienza della meditazione.

Sua Santità ha, infatti, enfatizzato che l’incontro si pone due scopi: sensibilizzare la ricerca scientifica ad allargare la propria conoscenza includendo lo studio della mente interiore, perché sia più completa e non limitata all’osservazione della realtà esterna ed apparente; e chiedere alla scienza di essere più compassionevole perché focalizzi le sue ricerche a non portare distruzione ma salute e una mente pacifica, priva di emozioni forti e violente.

«Tutte le religioni portano un messaggio di pace, perdono e tolleranza ma hanno un impatto limitato nel promuovere i valori interiori dell’umanità perché sono spesso usate per creare divisioni e giustificare violenza. La gente si convincerebbe di più che la natura umana è compassionevole, se fosse basata su scoperte scientifiche piuttosto che sulla religione. La scienza è un mezzo per ricercare cos’è la realtà e lo fa senza accontentarsi delle credenze. Allo stesso modo Buddha insegnava ai suoi studenti che non dovevano accettare le sue parole per devozione o reverenza, ma che dovevano esaminare ciò che diceva, sperimentandolo e verificandolo su loro stessi e trovando le loro personali risposte».

Comprendere le origini e come controllare le emozioni aggressive e le reazioni esagerate sono per SSDL lo scopo principale di studiare la realtà con la meccanica quantistica: «La realtà è che dobbiamo vivere fianco a fianco, che ci sia un creatore o no, ed è molto meglio vivere al fianco di persone felici. Anche noi per una vita pacifica abbiamo rinunciato all’indipendenza del Tibet e abbiamo accettato di vivere inglobati alla Cina, richiedendo che siano rispettate la nostra Costituzione e le nostre tradizioni. Entrambi ne avremmo un beneficio: noi economico e molti buddisti cinesi potrebbero attingere alla nostra conoscenza non lineare».

Dr. Shih Chang See, dell’Accademia di Sinica in Taiwan, spiega che la pittima minore trova ogni anno la sua strada dalla Nuova Zelanda all’Alaska per andare a nidificare, esattamente come il bosone di luce trova la sua traiettoria negli esperimenti quantici. Il Dalai Lama ha commentato che

«secondo la tradizione buddista esistono due livelli di verità: una convenzionale che tutti vedono, regolata da norme e principi conosciuti, e una più profonda che deve essere studiata e osservata. Con gli studi quantistici si comincia a vedere scientificamente che c’è una differenza tra la nostra soggettiva percezione del mondo e l’effettiva realtà del mondo».

A cambiare la realtà, come illustra il dr. Chii Dong Chen, è spesso l’osservatore che gioca un ruolo importante nella fisica quantica perché i suoi desideri diventano parte della realtà osservata, mentre basta cambiare un punto di vista, come ci dice dr. Yueh-Nan Chen, per ottenere una super-posizione di un oggetto che ci permette di osservare due realtà opposte contemporaneamente. Principio già conosciuto nella cultura buddista, soprattutto dalla branca Mind Only, Solo Mente, che spiega che se prendi un concetto logico, e lo ribalti osservandolo dall’interno di un’esperienza interiore di percezione, si capisce che non c’è differenza tra la materia e l’esperienza interiore che ti ha permesso di percepirla.

Allo stesso modo SSDL è d’accordo col professor Shawn L. Lin quando dice che è stata la curiosità di Max Planck, anche se non sapeva cosa stava facendo, a portarlo alle sue geniali scoperte sull’energia, e quindi quando vogliamo insegnare la creatività ai bambini si deve essere consapevoli che la creatività non arriva dal niente, ma solo se ricerchi una risposta allora sei sulla strada per trovare qualcosa di nuovo.

Parlando di superconduttività dr. Ting-Kuo Lee descrive le coppie di elettroni come coppie che danzano senza scontrarsi mai, per l’effetto della coerenza, mentre prof. Maw-Kuen Wu evidenzia che gli strumenti provengono da ciò che esiste mentre l’uso da ciò che non esiste! Come noi costruiamo le pareti di una casa per utilizzare lo spazio vuoto all’interno per viverci, o un vaso per riempirlo, gli effetti nuovi in natura provengono dall’occupazione casuale di spazi vuoti ed è l’uso del vuoto che può creare bellezza. Un concetto che, come espresso dal Dalai Lama, dimostra la fallacità della legge del terzo escluso, che postula l’idea che una cosa possa essere vera o falsa, bianca o nera, senza la possibilità di una terza ipotesi, e che Yuan Tseh Lee arricchisce con un suo commento:

«Prof. Lee dice che gli elettroni danzano in coppia, prof. Wu dice che danzano nel vuoto, io dico che bisogna cambiare la struttura per permettere a più ballerini di entrare e continuare il ballo».

L’utilizzo del vuoto viene approfondito dal prof. Chung-Yan Mou che lo analizza attraverso il comportamento dell’acqua, che a livello molecolare trova una sua via di mezzo. Se una molecola idrofobica, come l’olio, si unisce a una molecola idrofila, come lo zucchero, quando incontrano una molecola d’acqua si organizzano in cerchio o in file parallele per non permettere alla molecola dell’acqua di entrare in contatto con la molecola idrofoba, come se avessero intrinseca la capacità di relazionarsi le une con le altre per ottenere il miglior risultato per tutti.

Diventa evidente che il principio della via di mezzo, come spiega SSDL, si basa sulla relazione. «Nagarjuna, (celebre filosofo buddista del II° secolo d.c. – ndr.), dice nei suoi insegnamenti che tutta la realtà è basata sulle relazioni in termini di dipendenza, quindi non il nulla o l’assoluto, ma relazioni. Anche la fisica quantistica sta scoprendo che c’è una differenza tra l’apparenza e la realtà, che un oggetto materiale è qualcosa di diverso da quello che si nasconde dietro e che costituisce la realtà, quindi forse la fisica dovrebbe prendere in prestito il linguaggio del buddismo sulla dipendenza e la relazione per continuare le sue ricerche», ha detto il Dalai Lama.

«Questo è quello che fanno tutti i giorni gli studenti buddisti quando si ritirano nell’interiorità del vuoto mentale per trovare la loro essenza. Il vantaggio è che, se siamo consapevoli che quello che viviamo è solo una nostra percezione soggettiva della realtà ma non la realtà vera nella sua essenza, saremo più predisposti a controllare reazioni esagerate e risposte fuori luogo e questo ci aiuta nelle nostre relazioni col mondo».

Il vuoto per i buddisti è una dimensione con un potenziale molto ricco di conoscenza e ci fa riconoscere che, se la fisica quantistica, coi suoi esperimenti, ha fatto degli enormi passi avanti nel dimostrare la vera essenza della realtà, ma fa ancora fatica oggi a descriverli con l’impiego di costosissime strumentazioni, i mistici già lo vedevano millenni di anni fa con la pratica della meditazione e della mente unificata, e senza strumentazione.

 

Simona Valesi

Simona Valesi

Direttore Responsabile di OlisticNews. Giornalista pubblicista, milanese di nascita e californiana d’adozione, ha scritto per diverse testate italiane e statunitensi. Decisa a opporsi all’informazione scandalistica, volutamente polemica e tragica...