Niccolò Branca è il Presidente della Fratelli Branca distillerie Spa, holding con società in Italia e Argentina, la sua famiglia produce dal 1845 il famoso Fernet e il fatturato dal 2016 è in crescita del 12%.

L’omonima azienda non produce solo Fernet e Branca Menta ma anche importanti e storici marchi come Grappa Candolini, Punt e Mes, Brandy Stravecchio, Sambuca Borghetti e caffè Borghetti, Carpano.

Niccolò, che rappresenta la quinta generazione della famiglia ha senza dubbio una visione della leadership diversa, basata su una rinnovata etica del business. Il suo motto “L’Economia della consapevolezza” si basa sui principi olistici applicati all’organizzazione dell’impresa in tutto il processo produttivo.

Niccolò Branca sperimenta su di sé da oltre 24 anni tecniche di consapevolezza come la meditazione e lo yoga. E’ inoltre autore dei libri “Per fare un manager ci vuole un fiore” e “Ritorno al Cuore”, ispirati a un modello di business etico e sostenibile, nei quali ci spiega come è possibile conciliare le esigenze della coscienza e della spiritualità con quelle della vita attiva di un manager in un’ottica di profitto che non sia solo economico ma che abbia come suo fondamento la felicità e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo.
Una visione basata sulla consapevolezza, sulla scoperta di se stessi e sulla comprensione profonda dei meccanismi di interdipendenza che ci legano con gli altri esseri e con il tutto.

Da quanti anni lavora nell’azienda di famiglia e da quanti ha iniziato a introdurre all’interno della Branca un’attività di meditazione e consapevolezza mindfulness?

Ho iniziato questo percorso dieci anni prima che entrassi in azienda, nel 1999.

In quel periodo lavoravo come direttore della collana Saggezza, scienza e tecnica della casa Editrice Nardini a Firenze e già allora praticavamo queste discipline.

La motivazione che mi ha spinto a tornare in azienda è stata l’opportunità di portare una nuova visione di consapevolezza nell’economia.

Siamo stati tra i primi ad instaurare un codice etico. Prendiamo erbe e radici dai 4 continenti, i nostri fornitori devono darci dei rating qualitativi di un certo livello e garantirci che non c’è sfruttamento del territorio, minorile, delle donne, e che all’interno della società le persone siano scelte seguendo un percorso meritocratico.

Abbiamo implementato un codice di sicurezza sia alimentare che di sicurezza sul lavoro. Abbiamo adottato un sistema di circolarizzazione delle informazioni, fatto un bilancio ambientale e un bilancio sociale.

Ho cercato di costruire l’azienda come realmente dovrebbe essere seguendo i principi dei valori della consapevolezza nel fare economia.

Questa società, ed è forse il motivo per cui è così longeva, ha 173 anni e io sono la quinta generazione. Abbiamo sempre voluto fare business etico.

Ho dovuto riattualizzare e rimodernare certe procedure. Io vedo l’azienda come un organismo vivente, dove tutti cooperano per un bene della collettività.

Un altro punto per me importante riguarda l’utile aziendale. Noi abbiamo un retaggio per cui le aziende “buone” sono quelle che non perseguono un utile e quelle “cattive” che lo perseguono ad ogni costo. Nella storia della nostra società non è mai stato suddiviso più del 25% degli utili. Tutto il resto è stato sempre reinvestito in innovazioni, ricerche. L’utile deve essere conseguito nel rispetto delle persone e dell’ambiente. E’ giusto retribuire puntualmente i dipendenti e i fornitori in cambio di qualità e servizi di un certo livello, cercando di mantenere un rapporto win to win. Pagando le tasse contribuisci a sostenere anche la società.

Per questo considero un’azienda un organismo vivente, perché contribuisce alla sopravvivenza di un organismo ancora più grande. Siamo tutti collegati e ognuno è interdipendente. È questo il salto di qualità che ognuno deve fare.

* Il motto aziendale della Fratelli Branca Distillerie

Quali sono stati i primi risultati evidenti che uno sviluppo di consapevolezza e coscienza portava benefici e di conseguenza crescenti profitti in azienda? (Se ha qualche aneddoto a riguardo ci piacerebbe conoscerlo)

Nel 1999 mi sono occupato dell’Argentina e subito dopo nel 2001 c’è stato il default finanziario della nazione.

L’Argentina è stata per noi la prova del nove, dove ho potuto mettere in pratica tutta una serie di insegnamenti che avevo ricevuto: ascoltare invece di sentire, vedere invece di guadare, fare silenzio per andare a un livello di coscienza superiore e per trovare una soluzione ai problemi. La meditazione mi è servita moltissimo.

Avevamo tre possibilità per risolvere il problema, la prima quella piu aggressiva: chiudere l’azienda. La seconda, quella conservativa “del buon padre di famiglia” come la chiamo io, fare un budget di spesa che potesse rientrare in relazione all’entrate. La terza, quella creativa, posizionarsi a un livello di coscienza superiore a quello del problema.

Dissi “Sapete che io faccio meditazione e non obbligo nessuno a farla. Il problema è il default dell’Argentina e dobbiamo trovare una soluzione. Quindi andate a farvi delle passeggiate, a nuotare, in bicicletta, fate quello che volete ma fate qualcosa che vi liberi la mente in modo da predisporvi a ricevere dei messaggi che vi portino a una soluzione in tal senso.”

Non subito, ma alcuni di loro sono arrivati con delle soluzioni che abbiamo utilizzato.
Non abbiamo fatto utili in quegli anni, abbiamo perso qualcosa ma siamo riusciti a traghettare l’azienda fuori da quella situazione senza licenziare nessuno e quando è ripartita è andata meglio di prima. Ancora oggi l’Argentina è il nostro primo mercato al mondo.

* Magnamater, la “grande madre”,  simbolo della tradizione centenaria delle Distillerie Branca. Un’enorme botte della dimensione di sei metri per sei, 120 anni di età e con una capacità di circa 88.000 litri di amalgama di diverse acquaviti invecchiate da un minimo di tre fino a un massimo di dieci anni.
* Le erbe e il museo
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Cosa suggerirebbe a un professionista o a un imprenditore che si avvicina per la prima volta con l’intento di migliorare la sua attività lavorativa?

Non mi sento di dare suggerimenti a nessuno perché ognuno ha i suoi modi di essere, posso solo raccontare dei miei aneddoti e delle mie esperienze. Credo sia importante dare delle esperienze di vita. Nel mio primo libro “Per fare un manager ci vuole un fiore” molti imprenditori hanno preso spunti dalle mie esperienze.

Credo che si debba spendere del tempo per auto-conoscersi. Questo è la cosa che suggerisco a tutti, con i propri tempi e le proprie modalità.

Quando ha introdotto la meditazione in azienda quale è stata la reazione dei suoi dipendenti?

Inizialmente la meditazione non è stata molto seguita. Con lo yoga le persone si sono avvicinate, è piaciuto così tanto che abbiamo dedicato uno spazio apposito per la pratica, che viene utilizzata anche per ritrovarsi nel silenzio.

L’aspetto positivo è che il tempo dedicato a queste discipline è utilizzato durante le ore di lavoro perché credo che sia di beneficio a tutti, per le persone e per l’azienda.

Attraverso l’autoconoscenza si arriva alla consapevolezza e mai come in questo periodo è così importante, non solo per il lavoro ma anche per le persone. Aumentare la propria presenza e consapevolezza e una cosa che ti porti anche fuori dal lavoro.

Pensa sia possibile un radicale cambiamento dei principi tradizionali economici (profitto ad ogni costo; crescita infinita) e sostituirli con dei principi diversi meno profit-oriented e più olistici. Che diventi un’economia consapevole che possa portare un cambiamento nel futuro a livello generale nell’economia mondiale?

Penso che il percorso verso un’imprenditoria più consapevole sia già in atto. Ho conosciuto molti piccoli imprenditori durante la presentazione del mio libro che si erano già organizzati in tal senso.

È bellissimo questo. È qualcosa che già c’è a cui non viene data voce, in Italia e in tutto il resto del mondo. Non c’è un modello preciso, molti si stanno organizzando verso una direzione dove l’essere umano torna al centro. C’è consapevolezza nei processi produttivi, nei prodotti, nella comunicazione, nei fornitori, nei consumatori.

È importante creare all’interno della società un ambiente accogliente, piacevole. Niente è fantastico o perfetto, facciamo tanti errori ma questa è la strada giusta da perseguire.

Qual è la sua definizione di economia della consapevolezza?

Economia della consapevolezza: un’economia che guarda a un benessere globale è la somma di tanti comportamenti quotidiani, sempre in divenire, che vanno a costituire l’autentica cifra distintiva del clima aziendale. Fare squadra, lavorare assieme per acquisire nuove idee o per scoprire la felice opportunità di evolversi come esseri umani.

Parlando di benessere globale nel suo ultimo libro “Ritorno al Cuore” indica la via per diventare creatori della nostra esistenza, ma come è possibile andare oltre noi stessi e creare qualcosa di nuovo?

Ognuno di noi è co-creatore della propria vita, in ogni istante creiamo il nostro futuro e troppo spesso devolviamo questo ruolo a una parte esterna, ma noi siamo co-creatori della nostra vita e del nostro mondo in ogni azione che facciamo creiamo il nostro futuro. Ecco perché è necessaria la consapevolezza. Invece di dare la colpa agli altri cerchiamo di essere responsabili per creare un mondo migliore diventando artisti di noi stessi.

Darwin sosteneva “per sopravvivere devi adattarti”, ma chi si adegua non sempre vive un’esistenza che lo soddisfa mentre il diffidente che non si accontenta non è mai soddisfatto.

Se si studia Darwin che ha disegnato l’albero della vita, cogliamo aspetti bellissimi. Darwin ci ricorda che dentro di noi non ci sono solo gli esseri umani ma anche la vegetazione. Siamo un tutt’uno con l’universo. Anche lui credeva nel valore dell’interdipendenza. Ognuno di noi è legato a tutto il resto.

Se distruggo l’ambiente, distruggo me stesso, io stesso, sono consapevole di essere al mondo perché esiste l’essere umano, il sole, la pioggia, le nuvole, la terra. E perché qualcuno coltiva e raccoglie i frutti di quest’ultima.
Ogni essere umano è la componente integrante di un tutto. Ogni nostra decisione provoca degli effetti.

Ecco perché chi riveste un ruolo elevato in una multinazionale non può in alcun modo limitarsi a pensare solo al proprio tornaconto o al bene dell’azienda. Dovrebbe invece lavorare con impegno per eclissare il proprio io-egoico e sviluppare in sé un sempre più luminoso io-umanità.

C’è una domanda a cui le piacerebbe rispondere per avere l’opportunità di dire qualcosa al mondo?

Lei questa mattina mi ha fatto le domande a cui tengo molto. Sicuramente il discorso dell’interdipendenza e della motivazione, capire che ogni nostra decisione provoca degli effetti.

Nessuno mi fa la domanda di come uscire fuori dall’identificazione di chi è Niccolò Branca. Tutti mi incasellano come imprenditore e il fatto di non poter trasmettere l’importanza di porre la fiducia nell’essenza di noi stessi e non nel ruolo.
Noi giochiamo tante personalità diverse, sono tutte super personalità, ma all’interno di noi c’è una sola essenza ed è quella più importante.

Io ho potuto esprimere questa parte di me stesso perché non ero identificato in un ruolo che oggi c’è e domani non si sa… ma io non cambio.

Gabriella Origano

 

Gabriella Origano

Direttore Editoriale di OlisticNews. Dopo la formazione come Graphic Designer lavora nel campo delle Digital Graphic Arts per importanti editoriali e aziende internazionali. Scopre la validità e l’efficacia delle discipline olistiche e si appassiona...

Manas Trayati