Non passa giornata senza che si legga di qualche frode alimentare scoperta dalle forze dell’ordine, eppure quando andiamo a fare la spesa non pensiamo mai che il cibo che mettiamo nel carrello possa rappresentare un danno per la nostra salute. Se è in vendita è sicuro; questo è il principio su cui basiamo la nostra tranquillità.

In Europa al momento, per nostra fortuna, vige una normativa in sicurezza alimentare che ci protegge da possibili truffe o rischi, eppure ciò nonostante ogni tanto qualche notizia di alimenti contaminati pronti per essere distribuiti sugli scaffali trapela. Com’è possibile?

Dobbiamo considerare che il mercato alimentare è uno dei settori industriali maggiori, pertanto pieno di multinazionali il cui scopo è fare profitto non certo di sfamare le popolazioni. Nella logica aziendale per massimizzare gli introiti bisogna minimizzare i costi, e la qualità? Questo è un parametro che eventualmente decidono i consumatori premiando quelle aziende che cercano di offrire un prodotto che sia anche di qualità.

Considerate quando al supermercato siete nella corsia dei sughi e passate, spesso ci troviamo di fronte a una moltitudine di brand con prodotti diversi, e con prezzi a volte anche significativamente diversi. Se la materia prima di partenza fosse la stessa, come mai questa varietà? Se prestiamo maggiore attenzione alle etichette potremmo accorgerci che delle differenze ci sono, presenza di maggiori ingredienti quali conservanti o altri additivi e/o provenienza della materia prima.

Le materie prime rappresentano attualmente un punto focale sia dal punto di vista economico sia socio-ambientale. Sicuramente, essendo l’Italia il paese della pasta, mai ci verrebbe in mente che i pomodori utilizzati per la salsa siano stati importati da altri paesi. Eppure, su molte confezioni spicca la dicitura pomodori italiani, questo ci deve far sorgere il sospetto che visto che il produttore ha voluto metterlo in evidenza forse non sempre i pomodori che mangiamo sono stati coltivati in patria.

Già da qualche anno, infatti, sono state fatte inchieste sull’importazione di prodotti o di materie prime alimentari da paesi fuori EU. Infatti, le leggi europee sull’importazione prevedono che sia a carico del produttore fornire le garanzie che i prodotti importati siano sicuri per il consumo umano.

Difficile, quindi, valutare se tutto quello che è importato sia a rischio. Sicuramente dei controlli sono effettuati ma solamente a campione e non possono essere verificati tutti i singoli lotti importati. In fondo, se il produttore che utilizza materie prime non importate ci tiene a farcelo sapere, e il prezzo del suo prodotto è superiore rispetto a quello concorrente realizzato con ingredienti importati, il sospetto che ci sia una differenza non solo in sapore è legittimo.

Purtroppo, è difficile per il consumatore finale valutare correttamente il rischio, anche perché non si tratta di nulla che possa nuocere così gravemente la salute da metterlo in pericolo di vita nell’immediato. Il rischio è a lungo termine, come col fumo, non sappiamo come le tracce di contaminanti eventualmente presenti, interagiranno con il nostro organismo negli anni.

Infine, incentivare la produzione di materie prime a basso costo per chi le acquista crea problemi anche a livello sociale favorendo il mantenimento in stato di povertà delle popolazioni che le producono attraverso lo sfruttamento della mano d’opera, sia a livello ambientale poiché per tenere i costi bassi le produzioni utilizzeranno derivati chimici e non considereranno i danni a lungo termine sull’ambiente.

Il mio consiglio è di preferire ingredienti non elaborati da cucinare in casa, evitando cibi già pronti e conditi. Controllare, dove indicato per legge, la provenienza delle materie prime preferendo quelle italiane o dell’Unione Europea. Leggere la lista degli ingredienti sempre, evitando di fermarsi solo a ciò che è reclamizzato in grande sulla confezione. Per esempio, la dicitura “con olio di oliva extravergine” non vuol dire necessariamente che sia il grasso principale presente nell’alimento. Solo facendo con attenzione la spesa potremo essere consapevoli di cosa stiamo veramente mangiando.

Per chi vuole approfondire il tema, consiglio la lettura del libro “E allora cosa mangio?” di Christophe Brusset, edito da Piemme.

Daniele Dragà