L’energia è ovunque ed è di tutti. E’ un patrimonio gratuito che l’universo mette a disposizione. Basta saperla captare e usare correttamente.

Che la si chiami prana, dal sanscrito प्राण, letteralmente vita, o con il termine cinese qi, in giapponese ki 氣 o in coreano ci, stiamo parlando della stessa medesima forza vitale.

E‘ la materia prima di tutte le discipline olistiche, il comune denominatore di tutte le attività di riequilibrio energetico a favore del benessere dell’essere umano. Eppure a volte sembra diventare elemento di separazione e invidia, se non addirittura di concorrenza sleale. Non è corretto definire una disciplina più potente di un’altra, la decicisione di propendere verso un percorso energetico – di studio o terapeutico – rispetto ad un altro, è solo questione di affinità e di risonanza.

Invece nel mondo olistico contemporaneo sembra mancare quello spirito collaborativo, nel rispetto reciproco, tra le diverse discipline. E non capisco il perché: sarebbe molto utile per noi operatori, in primis, nonché per i nostri riceventi, capire che tutte le tecniche olistiche, se interagissero tra loro, acquisirebbero autorevolezza per collaborare sinergicamente con la medicina classica. Lavorando senza rivalità, diffidenze e sospetti, ma solo con un unico grande obiettivo: il benessere globale di corpo, mente, società e ambiente. Del resto è proprio la scienza olistica che ci insegna, da millenni, come l’interazione di sistemi complessi e interdisciplinari possa superare il classico schema analitico che interpreta i sistemi del sapere dividendoli e separandoli nelle loro singole componenti, indicandoci così il tracciato per raggiungere la conoscenza cosmica. I sentieri posso essere molti e differenti, ma tutti portano alla stessa unica meta. Essere d’aiuto all’essere umano.

Ho due esempi da racccontare. Capire quale dei due atteggiamenti potrebbe dimostrarsi il vincente non è difficile.

In una recente fiera primaverile del benessere gli stand di terapie olistiche si alternavano a lavatrici, prodotti di pulizia per la casa e mantelli contro nocive onde elettromagnetiche che hanno creato molta confusione in chi si avvicinava a questo nuovo mondo per la prima volta. Sì, io ero presente e ho sentito i vari commenti in diretta. Salvo rare eccezioni, nessun operatore ha speso 10 minuti del proprio tempo per dialogare con colleghi di altre discipline posizionati a 2 metri di distanza dal proprio stand. Solo sguardi cupi e diffidenti. Come possiamo pretendere, mi sono chiesta al termine dell’evento, di sdoganarci dai commenti poco lusinghieri di chi ci associa a stregoni e fattucchiere?

Il secondo, invece, è una meditazione per la Giornata mondiale della terra, alla quale ho preso parte la sera della viglia, lo scorso 22 aprile. In un bosco vicino a un fiume, siamo stati guidati da una sciamana, intorno a un caldo falò con tanti altri cari amici – c’erano istruttori di reiki, naturopati esperti in fiori di Bach, operatori shiatsu e thai chi e poi ancora terapeuti di aurasoma e vocal toning. Insieme abbiamo sperimentato come la connessione con il cosmo abbia fatto superare le differenze delle nostre singole tecniche di riequilibrio e convogliato le nostre energie verso madre terra, sprigionando un’energia nuova e pulita. Arricchendoci individualmente tutti.

Trasformare e sciogliere la diffidenza – spesso solo conseguenza della paura di perdere qualcosa di noi – farebbe molto bene al mondo olistico. Magari iniziando a collaborare con colleghi di discipline altre: con correttezza, lealtà e sincero impegno potremmo confrontarci migliorandoci reciprocamente. Senza riserve o paure. Perché chissà, forse, questo nuovo amico che l’energia ha portato a noi potrebbe aiutarci nel nostro percorso evolutivo più di quanto immaginiamo inizialmente, oppure potremmo essere noi ad aiutarlo in imprese a noi e a lui ancora sconosciute, semplicemente aprendoci. Già, perché le energie sono di tutti e hanno piani che noi non conosciamo, possiamo solo metterci nella predisposizione di realizzarli. Con gioia e in libertà.

OLISMO

Principio filosofico e metodologico per il quale i sistemi complessi non sono la mera somma delle loro parti. L’approccio “olistico”, in medicina, considera in modo globale la salute secondo l’asse PNEI psico-neuro-endocrino-immunitario. Tale approccio non considera il singolo sintomo di malattia solo come segnale da sopprimere, ma anche come tentativo del corpo di ripristinare un equilibrio di salute andato perduto. Per l’approccio olistico quando l’individuo è in equilibrio in tutte le sue funzioni vegetative, mentali, spirituali, psichice e sociali, è sano e in salute. Esattamente come viene definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

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Elena Carrera

Elena Carrera

Elena Carrera, pranic healer da 20 anni con metodo Institute for Inner Studies Choa Kok Sui, opera nel mondo delle energie olistiche come terapeuta e blogger. Attualmente sta ultimando il terzo anno della scuola professionale di operatore olistico...

Manas Trayati