Che cos’è il kāli-yuga? È, secondo i Veda, l’era attuale di declino totale, caratterizzata dall’ignoranza, dall’inganno e dall’eccessivo materialismo.
In un’era come questa, sempre secondo i sacri testi indiani, le possibilità di raggiungere un’elevata dimensione spirituale sono poche.
Ecco perché, circa mille anni fa, è stato creato il Tantra: per permettere all’uomo di oggi di perseguire una via spirituale “senza rinunciare a nulla”, a condizione che…

Le condizioni
I tre puntini di sospensione ci prospettano le tante condizioni che devono essere rispettate per potere avviare un processo di graduale trasformazione. Le vedremo.
Tutto ciò che abitualmente facciamo o intendiamo fare, le nostre consuetudini, i nostri progetti, spesso hanno una finalità solo materiale.
Quindi non stiamo parlando alla nostra parte “arrivista”, quando diciamo “senza rinunciare a nulla”.
Non è questo che prospetta lo yoga, che è una via salvifica.
Il Tantra impara dall’esperienza della nostra vita. Un’esistenza, quella di questi giorni, che in molti luoghi dell’Italia e del mondo è costellata da malattia, morte e disperazione. Sono personalmente vicino a chi è stato toccato così duramente da questo nemico invisibile.

Veleno vs Veleno
«Virus» in latino significa «veleno». Il virus è infinitamente piccolo e non ha vita propria, si propaga solo attaccandosi alla vita altrui. Questo organismo che non ha nemmeno una cellula – è acellulare – ha interrotto il nostro trend di una vita alla costante ricerca di raggiungere vantaggi e interessi personali. Ha ridotto perfino l’inquinamento che sta soffocando pianeta. Questo veleno ha fermato il veleno. Ha bloccato l’economia, messo a rischio i posti di lavoro, strappato all’affetto dei propri cari gli anziani e anche tanti giovani, e oggi ci costringe con forza a guardarci dentro, a cercare dentro di noi risorse diverse da quelle che ognuno di noi ha utilizzato finora, a riscoprire la propria realtà esistenziale e le proprie priorità.
Questo «veleno» ci fa capire, per esempio, che dobbiamo cambiare alimentazione e seguirne una che non produca acidosi (perché solo così possiamo aiutare il nostro organismo ad aumentare le difese immunitarie), che dobbiamo idratarci bene. E che dobbiamo imparare a sorridere alla Vita quando c’è e ad accettare quello che la Vita ci dona, così come ce lo dona.

L’insegnamento di Patanjali
Quando questo virus crea sofferenza a tante persone deboli che possono anche perire, cerchiamo con tutti i mezzi di aiutare con una azione efficace e risanatrice.
Ma coloro che si trovano nella ricerca devono ricordare l’insegnamento di Patañjali riguardo raga e dveśa, ovvero riguardo le abitudini che abbiamo coltivato fino a oggi, quando si va a cercare il piacere raga e a sfuggire dalla sofferenza dveśa. Cosa dice lo yoga? Che dobbiamo imparare «a non scegliere» tra raga e dveśa, ma ad accogliere con amore e con la stessa dedizione sia il piacere sia la sofferenza che ci raggiunge. È possibile? Se la risposta è «no» allora lo yoga potrebbe essere una via, se la risposta è «sì» allora siamo già degli yogin.

Antonio Nuzzo

Antonio Nuzzo è il più autorevole maestro di yoga italiano. Ha cominciato a praticare nel 1963 all’età di sedici anni, nel 1971 è diventato allievo di André Van Lysebeth, con il quale per quindici anni ha approfondito le tecniche di hatha e tantra yoga. Tra i suoi maestri ci sono Swami Satyananda di Monghyr, Swami Satchidananda e Vimala Thakar.