Niente a che vedere con la legge di attrazione, dimenticate “The Secret” o qualsiasi altra credenza new age.
Parliamo di Self fulfilling prophecy, la profezia che si autoavvera o autoadempie, ovvero la capacità della nostra mente di influenzare gli eventi fino far accadere cio’ che crediamo.

Forse ognuno di noi, almeno una volta nella vita, lo ha sperimentato direttamente.
Immaginiamo di credere che una persona, per esempio un nuovo vicino di casa, sia per una qualche ragione ostile nei nostri confronti. Questa credenza comincia a farsi spazio nella nostra mente e diventa un pensiero ricorrente, a volte ossessivo. Ogni incontro con il vicino nutre questa convinzione fino a darci la certezza che cio’ che credevamo è reale.
Un giorno, senza accorgerci, cominciamo ad attuare una serie di comportamenti che vanno nella direzione di confermare la nostra supposizione. Incontrando il vicino lo salutiamo freddamente, il tono della voce si fa aggressivo, alle riunioni di condominio entriamo in aperto contrasto con lui.
In breve tempo la persona oggetto della nostra erronea convinzione maturerà una reale ostilità nei nostri confronti. Ecco, la nostra paura era fondata.

Si tratta della profezia che sia autoavvera, fenomeno ampiamente studiato in psicologia sociale e introdotto nel 1948 dal sociologo statunitense Robert K. Merton.
Con la self fulfilling prophecy si intende “Una supposizione che, per il solo fatto di essere pronunciata, fa realizzare l’evento predetto, confermando in tal modo la sua veridicità“
Prima di lui un altro grande sociologo americano getta fondamenta indispensabili per la costruzione della profezia. W.I. Thomas infatti , già nei primi anni del 900, afferma:

Se gli uomini definiscono delle situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”
“Gli uomini” continua Thomas “non rispondono solo agli elementi oggettivi di una situazione, ma anche, e a volte in primo luogo, al significato che questa situazione ha per loro. E una volta che essi hanno attribuito un qualunque significato a una situazione, questo significato è la causa determinante del loro comportamento e di alcune conseguenze di esso”

Un primo e fondamentale esperimento atto a provare il fenomeno è chiamato effetto pigmalione e viene realizzato da Robert Rosenthal, psicologo tedesco, nei primi anni ’60.
L’equipe di Rosenthal sottopone alcuni bambini di una scuola elementare ad un test d’intelligenza. Una volta effettuato il test viene fatto credere, in maniera del tutto casuale, ad alcuni di essi di aver un’intelligenza superiore alla media.
Ebbene, dopo un anno di osservazione Rosenthal potè constatare che i risultati scolastici di quel gruppo di bambini erano migliorati in maniera notevole. E questo solo perchè influenzati positivamente dal fatto di essere stati ritenuti, falsamente, piu’ intelligenti degli altri.

Insomma, siamo spesso (qualcuno direbbe sempre) i protagonisti dei nostri successi e dei fallimenti. E molto dell’avverarsi delle nostre paure avviene proprio a causa delle scelte che, consciamente o no, ci portano dritti alla realizzazione di cio’ che piu’ temiamo.
Già Paul Watzlawick, psicologo, filosofo austriaco, rigoroso esponente della scuola di Palo Alto ma anche studioso di buddhismo zen, affermava:

“La scoperta che noi stessi creiamo la nostra realtà, equivale ad una cacciata dal paradiso della presunta oggettività del reale; un oggettività che può farci soffrire, ma della quale possiamo sentirci responsabili solo in misura limitata. Ora dobbiamo confrontarci con la possibilità di essere totalmente responsabili non solo di noi stessi ma anche dell’invenzione e della produzione di realtà per altre persone”

C’è una soluzione? E’ davvero possibile interrompere quel circolo vizioso fatto di aspettative temute e comportamenti che le realizzano?
Esistono alcune tecniche che mirano a far prendere coscienza dell’esistenza di punti di vista alternativi. Spesso infatti abbiamo la tendenza a vedere solo una strada, che è fatalmente quella che porta la nostra profezia a compiersi. In questo modo ci precludiamo tutta la gamma di alternative che possono portare a risultati molto diversi. Forse cominciare a considerare l’infinità delle scelte possibili puo’ davvero aiutarci a prendere le giuste distanze dagli “inganni” della mente, impedendo a questo misterioso e a volte invalidante processo di mettersi in moto.

La nostra mente è uno strumento meraviglioso. Imparare a conoscerla, scoprirne i meccanismi e le abitudini, puo’ permetterci di renderla un prezioso alleato e non, come ci accade troppo spesso, il nostro governatore.

Davide Spadaccini