Anche se non è bello ammetterlo, siamo portati a valutare gli altri dalla prima impressione.

Questa cosa può sembrare (e per un certo verso lo è) superficiale, ma immaginate di vivere in una terra desolata e pericolosa, dove le risorse sono scarse e si lotta per ottenerle.

Se dovesse avvicinarsi qualcuno, è del tutto ovvio essere cauti e avere dei sospetti, perché dalla decisione che prenderemo dipenderà la nostra vita.

In un contesto pericoloso come quello descritto, vi interessa davvero sapere se è una persona simpatica ma dall’aspetto scorbutico?
Se sotto sotto sia un tenerone?
Certamente no!.

In queste situazioni ti basi su quel che vedi: un tipo armato, con un’espressione feroce e cammina risoluto. La tua reazione sarà immediata: fuggire o combattere.

La nostra specie si è evoluta così, e non è cambiato granché da allora. Ciò significa che sotto la cravatta, o sotto quella camicia stirata e il portafogli pieno, si cela comunque un cavernicolo.

Ecco la controprova di quel che diciamo: ti è mai capitato di giudicare qualcuno “a pelle”?
Di provare per istinto simpatia o ribrezzo per qualcuno?
Ecco, quello che è successo in quei brevi attimi è la dimostrazione del giudizio istantaneo.

Proprio così: nei pochi secondi necessari a dire “chi sei” a qualcuno, hai già giocato le tue carte! L’immagine che darai sarà ciò che resterà nella mente del tuo interlocutore.

Certo, con il passar del tempo questa “prima impressione” può subire variazioni ottenendo o meno delle conferme, ma che importanza ricopre in una comunicazione?

È provato che i primi due minuti di un incontro (alcuni sostengono addirittura 20-30 secondi) condizionano le emozioni, i pensieri e il giudizio che ognuno di noi si fa dell’altro.

La cosa più interessante è che tale giudizio, in genere tende a persistere, perché il nostro cervello, lavorando in economia, cercherà continue conferme su quella prima impressione.

La forza delle aspettative che abbiamo nei confronti di un’altra persona è tale da influenzare già da sola il suo comportamento.

Quando conosciamo per la prima vola una persona, ci facciamo subito un’idea su che tipo sia, e questa prima impressione si mostra molto tenace alle disconferme.

È possibile in seguito che veniamo a conoscenza di alcuni fatti o elementi che mettono in discussione l’effetto del primo impatto, in questo caso se siamo persone di mentalità aperta e privi di pregiudizi è possibile che cambiamo il nostro punto di vista, altrimenti tenderemo ad ignorare i nuovi elementi sopraggiunti e persisteremo sulla prima impressione.

L’abito non fa il monaco, però influenza la prima impressione, non è un caso che un importante assioma nella comunicazione dice: non hai mai una seconda occasione, per dare una buona prima impressione

È possibile cambiare quel che l’altro pensa dopo una presentazione orribile?

Sì, ma non è semplice né diretto, e richiede un bel po’ di fatica, quindi è di gran lunga meglio evitare di doverlo fare, e invece puntare molto sul primo impatto.

Una ricerca olandese del 2011 ha scoperto che le persone che indossano dei vestiti firmati, erano considerate dagli osservatori, di status più elevato (anche se in realtà non lo erano) rispetto a quelle che indossavano vestiti non firmati.

Le percezioni non variavano per nessuna delle altre dimensioni che potevano comunque influire sul resto dell’interazione sociale, infatti non c’erano differenze circa fascino, gentilezza e affidabilità percepiti.

Possiamo quindi dire che una nostra immagine inizia a prender forma nella mente del nostro interlocutore ancor prima che parliamo, perché, anche se in modo inconsapevole, una prima impressione positiva o negativa ci ha già presentati.

Fabio Pandiscia

 

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Fabio Pandiscia

Dottore in Psicologia ad indirizzo clinico e di comunità, Ricercatore e Master Trainer PNL , Autore di vari libri sul linguaggio del corpo, miglioramento personale e PNL. Coach Counselor con certificazione ISI-CNV, Imprenditore e Partner di varie...