“…Ma perché le “tue” costellazioni si chiamano “integrali”?”

Tante volte, in questi anni, mi sono sentito fare questa domanda.
Qui vorrei andare oltre alle solite risposte “tecniche”. Quelle che fanno riferimento al “Modello Integrale” di Ken Wilber o alla visione integrale dell’essere umano, inteso quale essere bio-psico-spirituale, composto di corpo, anima, spirito. Tutte corrette, ovviamente. Ma andiamo oltre.
Per questo, sono sceso più in profondità – dentro al dentro – per provare a esprimere in pochi punti il “cuore” del nostro approccio costellativo. Approccio che proponiamo in Altroove, la scuola che con gioia conduco e nella quale insegno.
Ne sono nati 12 punti fondamentali, che ho chiamato le “12 ispirazioni delle Costellazioni Integrali”.
Queste ispirazioni rappresentano un distillato del nostro “stile delle casa” nei suoi tratti essenziali, espresso al meglio delle mie possibilità di questo momento.

Le 12 ispirazioni

1. Scopo primario di una Costellazione Integrale è riportare Unità dove c’è separatezza; armonia dove c’è conflitto; flusso dove c’è congelamento. Significa suscitare la coscienza unitiva e l’intelligenza del cuore per vedere, accogliere e trascendere gli ostacoli che apparentemente bloccano il cammino, imparando a scorgere in essi la nostra migliore opportunità di crescita.

2. Osservare-includere-trascendere è la via maestra per promuovere un salto evolutivo reale. Esistono trasformazioni orizzontali, oblique e verticali. Le prime sono adattamenti allo status quo. Le seconde sono stati temporanei che ci preparano allo stato che verrà. Le terze richiedono un cambio di paradigma. A noi interessano le ultime due.

3. La “guarigione” è l’effetto collaterale di un livello ulteriore di integrazione, di un salto evolutivo nella direzione dell’interezza. L’evoluzione è un processo spiraliforme di ascesa verso livelli più alti di consapevolezza. Ogni livello include e trascende il precedente. Le problematiche di un dato livello di coscienza sono risolvibili solo al livello successivo, mediante un salto evolutivo e un cambio di paradigma.

4. La prima costellazione si svolge tra me e me stesso/a, ovvero nello spazio interiore del facilitatore. Mentre il facilitatore si occupa della costellazione del cliente, si occupa altresì della propria “costellazione interiore” che si svolge nella propria anima, contestualmente a quella che accade fuori. Dentro e fuori corrispondono. Per risolvere fuori devo risolvere dentro.

5. La costellazione è un atto di amore. Si fa per amore e con amore. Con lo scopo di suscitare il bene che prima non c’era. Questo è il Principio fondamentale; è ciò che ci guida nel nostro lavoro.

6. L’Amore non è un sentimento, anche se genera sentimenti come effetto. Esso è innanzitutto la nostra più intima essenza costitutiva, la nostra sorgente spirituale. Permettergli di fluire significa permettere a se stessi di ritornare alla propria pienezza.

7. La metafora dell’uomo è quella di un sole irradiante. Nel rimuovere i blocchi e ripristinare il flusso vitale gli consentiamo di ritornare alla sua essenza. Nel consentirgli di amare di più e meglio – in modo sempre più transpersonale e incondizionato – raggiungiamo lo scopo primario dell’Uomo nel suo processo di infuturamento.

8. La qualità dei nostri pensieri e della nostra presenza interiore è la più potente protezione, a garanzia di essere al servizio di forze elevate e luminose. È nostra responsabilità prenderci cura della “frequenza” della nostra coscienza. Venerazione, meraviglia, stupore, devozione sono le attitudini giuste per innalzarla. L’Amore incondizionato è la frequenza più alta. L’autorità amorevole è la nostra via, quella che unisce potere e amore. E’ la via del guerriero gentile: ti rende inattaccabile.

9. Nelle Costellazioni Integrali esercitiamo pensiero, sentimento, volontà e includiamo la dimensione fisica, animica e spirituale. Dall’integrazione di questi livelli nasce la potenza creatrice del nostro lavoro.

10. La Costellazione Integrale è l’evoluzione di un rituale di passaggio, ammodernato e ricondotto alle esigenze dell’uomo di questo tempo. A differenza di antiche modalità di tipo sciamanico che lavorano in stati alterati di coscienza, le costellazioni integrali ma al contrario in totale presenza dell’Io, in uno stato di superpresenza ovvero di presenza amplificata.

11. Nelle Costellazioni Integrali usiamo il “pensiero karmico” per giungere alla reale e più funzionale percezione degli eventi. Il pensiero ordinario è sequenziale: può vedere nel tuono l’effetto dato da due nuvole che si scontrano. Il pensiero karmico coglie le cause che stanno nel futuro: quelle due nuvole dovevano scontrarsi appositamente per dare origine a quel tuono. Così è per noi, per la nostra nascita, per gli eventi della nostra vita e per ogni fenomeno che ne è derivato.

12. Le Costellazioni Integrali sono uno strumento della nuova intelligenza emergente, del “pensiero del cuore”: olistico, sistemico, integrale. È il tipo di pensiero di cui oggi c’è più bisogno.

Conclusione

Le Costellazioni Integrali ci sollecitano a cogliere la realtà come un flusso interconnesso di coscienza, in cui andiamo al di là dell’illusione della separatezza e ci riconosciamo come Olos, come intero.
Chiamiamo quel principio unitivo trascendente, da cui tutto ha origine e che ci pone in comunione con il creato e con il creatore semplicemente: Amore. L’Amore non è un sentimento e ancor meno un’emozione, sebbene esso generi in noi sentimenti e emozioni. Esso è l’essenza stessa – pura e impersonale – del nostro Sé Superiore. Le Costellazioni Integrali sono una via per riconnetterci a questa realtà, all’Amore, alla compassione e alla gentilezza. Per questo diciamo che le Costellazioni Integrali sono la via del “guerriero gentile”.
L’amico e insegnante Attilio Piazza, diceva: “non possiamo smettere di amare. Quando tentiamo di farlo, soffriamo”. L’origine della sofferenza è innanzitutto pensarci separati, pensare di potere smettere di Amare. Così facendo rinneghiamo la nostra stessa essenza, la nostra stessa emanazione.
Se da un lato le costellazioni integrali uniscono ciò che è separato, dall’altro fanno fluire l’amore e la vita là dove si sono bloccate. Permettendoci così di capire che ogni volta che poniamo un limite alla nostra capacità di amare, stiamo male, perché amare è la nostra natura e quindi ogni volta che andiamo contro questa nostra natura proviamo disagio.

Lorenzo Campese
Altroove | Scuola per lo sviluppo delle qualità umane essenziali