Il silenzio, in molti casi, è una reazione appropriata di fronte ad una barbarie difficilmente esprimibile sotto forma verbale. La descrizione di un’esperienza è sempre un tradimento perché il linguaggio ha i suoi limiti. Adriano Celentano ci ricorda che l’emozione non ha voce. La mente si annebbia, la lingua incespica, il cuore martella. La morte reca con sé l’aura di sacralità propria di tutto ciò che si posiziona oltre l’umana percezione sensoriale. È connessa ad un che di tragico, solenne, eterno. È ciò che dà sapore alla vita perché il desiderio umano è vivificato da tutto ciò che finisce o che difficilmente si raggiunge. L’espressione di beatitudine dipinta sui volti di persone che, dopo una lunga e difficile malattia lasciavano il corpo fisico per ritornare all’Eterno, mi ha sempre colpito e rasserenato. Ben altre sono state le emozioni e i pensieri che sono sorti spontanei alla vista di un cadavere impolverato, disteso in una posizione poco usuale, cui non è stata data una morte dignitosa, che avrebbe onorato la Sacralità dell’Anima che abitava in quel corpo.

Il modo con cui ci si relaziona ad una persona riflette il sistema di valori, il livello di maturità interiore e soprattutto il livello di evoluzione. Le azioni riflettono l’essenza. A chi ha compiuto questo gesto va tutta la mia compassione perché quando non è chiara la visione d’insieme ogni cosa diventa fattibile, è come se ci si concentrasse solo sul frammento di realtà che si è in grado di decifrare ignorando quello che non si riesce a comprendere.

Hevrin Khalaf è stata un’attivista siriana e un’esponente del Future Syria Party. Prima di essere uccisa insieme a due dei suoi collaboratori, è stata sottoposta a torture che le hanno provocato gravi lesioni. I suoi aguzzini hanno tentato di silenziare la voce di una cittadina che lottava per la diffusione di un maggior grado di Giustizia sociale. Il Partito per il Futuro della Siria fu fondato il 27 marzo del 2018 con l’obiettivo di perseguire la costruzione di uno stato laico, in cui le donne e le minoranze avessero gli stessi diritti degli uomini, in cui potessero convivere pacificamente gli ebrei, i cristiani, i musulmani sciiti, gli alauiti e i sunniti.

Hevrin si è battuta per la stesura di una nuova Costituzione maggiormente rispettosa dei diritti inalienabili di tutti i cittadini. Il mondo è venuto a conoscenza dell’impegno di questa Sorella coraggiosa solo dopo la sua morte perché, paradossalmente, c’è bisogno della mancanza, del male, della mediocrità per poter apprezzare, riconoscere e comprendere il bene, la genuinità, la competenza, l’impegno. Se non esistesse il Male nelle sue mille sfaccettature, non potremo né riconoscere né praticare il Bene. Se Hevrin Khalaf non fosse stata trucidata dal Daesh (o Isis) noi non avremo saputo della sua esistenza. I tiranni che spadroneggiano nel Medio Oriente hanno tremato di fronte ad un solido programma che avrebbe contribuito a smantellare il classismo e il sessismo in funzione della creazione di una Democrazia laica e inclusiva.

Ad alcuni individui eletti viene data la possibilità di essere leader. Essi, grazie al loro impegno, al loro carisma, all’intraprendenza e alla capacità di capire cosa è necessario fare per risolvere un problema, destano coscienze intorpidite e costituiscono un catalizzatore per il Progresso Sociale. La loro vita, il loro sacrificio non deve essere dimenticato in modo che i valori di cui sono stati fautori e per la cui realizzazione essi hanno pagato con la Vita, possano camminare sulle gambe di altri uomini. Le idee di Verità, Uguaglianza, Solidarietà, Temperanza sono semi che germoglieranno se distillate in un efficace piano d’azione.

Hevrin Khalaf era un’attivista, una di quelle che dà fastidio perché pungola, mette in discussione, dissente, fa vacillare la tradizione con una proposta di cambiamento. Il suo impegno ha fatto la differenza. Le si riconosca il merito di aver agito e non solo parlato, di aver pagato con la vita per le sue Scelte, di aver lottato per la conquista dei diritti civili in un paese problematico come la Siria. Non è da tutti. Lei non è stata una nel mucchio. Il bene del popolo non è una priorità per tutti coloro che pensano agli affari, per tutte le nazioni che cinicamente considerando le perdite di vite umane come un danno collaterale.

Per il trionfo della Democrazia sulla tirannia, è necessario che quelli che hanno l’ardire di crederci operino in sinergia con altre realtà che perseguono lo stesso obiettivo sotto il vessillo di un’altra bandiera. Cosa può fare l’Europa? In che modo si costruisce una geopolitica etica e una economia sostenibile?

È opportuno, in primis, tributare i doverosi riconoscimenti a quelli che si sono impegnati per il progresso della Società Civile, perché molto spesso si dimentica che tutti i Diritti sono stati conquistati con il sangue di coloro che hanno avuto la forza di crederci. Ribellarsi alla tradizione costa e costa caro. Hevrin non è stata la prima (e non sarà l’ultima) vittima di un sistema neoliberista che calpesta l’etica in funzione dell’utile. Nessuna azione dovrebbe essere compiuta se reca danno ad un altro essere umano anche se garantisce una ricompensa immediata.

Finmeccanica, la più grossa industria pubblica del Bel Paese, ha scelto di concentrarsi sull’aereonautica e sul militare e di non investire più nel settore energia e trasporti. Dov’è la moralità di un paese che esporta strumenti di morte? «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Questo è quanto si legge nell’articolo 11 della Costituzione. Anche in questo caso però si predica bene e si razzola male perché la politica portata avanti dal Nostro Paese non è in linea con uno dei principi più importanti.

Iolanda Della Monica

Iolanda Della Monica

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche. Blogger per conto della comunità di ricerca Rebis. Ricercatrice entusiasta. Filantropa, animalista ed ecologista. Amante dell'arte in tutte le sue molteplici sfumature. E' stata dialogatrice per conto...