“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un‘ infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo,forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.” (Robin Norwood)

Il libro di Robin Norwood “Donne che amano troppo” ha avuto il grande merito di porre all’attenzione del pubblico un problema che, pur non riguardando solo ed esclusivamente le donne, sembra essere diventato, negli ultimi anni, per le conseguenze che da certe situazioni scaturiscono, un problema strettamente femminile: quello della dipendenza psicologica.

Ma siamo proprio sicuri che le donne (e, in molti casi, gli uomini, capaci, talvolta, di farsi mettere sul lastrico da malsani amori) che adottano questo comportamento amino “troppo”? O, per caso, amano solo male perché condizionate o addirittura costrette da vecchi e profondi problemi psicologici? E siamo sicuri che, per questo problema, valga una considerazione di carattere quantitativo e non squisitamente qualitativo?

La Dott.ssa Marisa Nigri psicoterapeuta analizza le cause più comuni della dipendenza emotiva e ci spiega come uscirne diventando indipendenti.

– “Nessuno ama “troppo”: l’amore non è quantificabile e può diventare, col tempo, sempre più profondo, senza perdere le sue caratteristiche, che sono volere il bene (reale, non nevrotico) dell’altro senza per questo annullare il personale benessere e scadere in una relazione sfalsata: l’amore sano è, per definizione, reciproco e basato su una relazione alla pari, che, crescendo attraverso un confronto aperto e leale, è l’unica capace di aiutare nello sviluppo pieno e nell’evoluzione della personalità. L’amore, pur tra tante contraddizioni, è la molla del bene e del progresso, è il fine stesso della vita, non può essere causa di sofferenza, fino a sfociare in drammi e tragedie di cui la cronaca è piena.” –

Allora cosa c’è che non va nelle “donne” che, secondo Norwood, “amano troppo”?

– “Se andiamo a scavare nelle relazioni primarie di queste donne, troviamo sempre, consapevoli o meno, situazioni affettive irrisolte, le quali non hanno permesso al bambino di crescere verso la vera autosufficienza emotiva, che, donandoci la compagnia di noi stessi, prevede il desiderio di rapporti appaganti, non il bisogno assoluto e totalizzante di un rapporto purché sia, anzi, possibilmente, di un rapporto simile a quello infantile non felice, nell’inconscia speranza, in una coazione a ripetere distruttiva, di raggiungere, grazie alla nostra abnegazione, finalmente un risultato diverso e positivo.

Le persone che seguono questa strada vivono una profonda insicurezza spesso inconsapevole, associata a sensi di colpa per non aver vissuto rapporti primari felici, che potrà essere superata solo se riusciranno, nella nuova edizione ufficialmente adulta, a cambiare l’altro e a sentirsi accettate.

Di qui il delirio di onnipotenza di poter trasformare una persona nevrotica senza il suo assenso (cosa impossibile anche in terapia!), nella convinzione assurda di essere da sole colpevoli di ciò che non va, mentre i rapporti prevedono sempre almeno due persone e, quindi, due responsabili, legati da una collusione inconscia che li rende complementari e dà cemento alla relazione; così come si sono sentite senza ragione colpevoli nell’infanzia, si sentono colpevoli nella relazione attuale: che non è una relazione adulta, alla pari, in cui entrambi gli elementi della coppia (entrambi infelici e bisognosi di aiuto) sono parte in causa senza vera colpa, ma responsabili della ripetizione di una situazione infantile sbagliata.

In altri termini, si determina una dinamica vittima-carnefice, in cui la violenza, a ben guardare, non è solo quella del carnefice, ma anche quella della vittima, che, assumendo senza diritto il ruolo di terapeuta o di madre comprensiva di un adulto, con la sua bontà, lo inchioda a un ruolo nevrotico e gli impedisce di accedere a una eventuale consapevolezza. Mentre anche lui avrebbe bisogno di aiuto, ma di tipo professionale

Perciò, l’unica possibilità di uscire da tale dinamica è quella di mettersi in discussione e di elaborare finalmente i propri rapporti primari.

La definizione di “donne che amano troppo”, allora, mentre può attutire il senso di colpa attribuendosi una caratteristica peculiare e non trasformabile, ma umanamente e socialmente accettata come positiva (bontà e amore), può trasformarsi in una trappola, rendendo più difficile la messa in discussione del proprio tratto caratteriale, che, invece, può essere cambiato, non sfociando in quello complementare (che le renderebbe definitivamente “cattive” e incapaci di soddisfare il proprio bisogno di dare, come certe paure fantasticate fanno temere), ma indirizzando la propria capacità di amare verso situazioni positive e adulte. ” –

Gabriella Origano

 

Chi è la Dott.ssa Marisa Nigri

Nata a Napoli, dove tuttora risiede. Laureata in filosofia, insieme all’insegnamento, ha coltivato il suo interesse per la psicologia, frequentando vari corsi e una scuola riconosciuta di formazione alla psicoterapia. Divenuta psicologa e psicoterapeuta iscritta all’albo della regione Campania, lasciato l’insegnamento, ha intensificato questa attività nell’ambito corporeo-funzionale, come trainer individuale, di gruppo, come ricercatrice e come docente. Negli ultimi anni si sta dedicando alla rielaborazione e alla pubblicazione di vecchi scritti di carattere letterario che, tuttavia, mantengono l’impronta psicologica e possono essere considerati come divulgativi rispetto all’ambito che ha costituito il fulcro del suo interesse. Al momento, sono stati dati alle stampe “Tra psicoterapia e vita” (raccolta di racconti tenuti insieme dall’autobiografia e dal filo rosso della psicoterapia) e “Suggestioni di un intimo sound”, in cui i riferimenti al mondo delle discipline olistiche è un elemento fondamentale.

E’ possibile contattare la Dott.ssa Nigri scrivendo a: redazione@olisticnews.it

Tra psicoterapia e vita

Un vissuto osservato dall’interno, essendo lei stessa psicoterapeuta, posizione privilegiata per analizzare se stessa e il suo passato. Della difficile infanzia, racconta i propri disagi, ma anche quelli dei suoi genitori e degli altri familiari, visti con l’occhio più comprensivo di chi ora sa guardare più a fondo. Un matrimonio affettivamente intenso ma faticoso continua a mettere alla prova l’esistenza di Marisa, così come antichi rancori in famiglia, tra cui uno in particolare che culmina addirittura in un intervento chirurgico tanto invasivo quanto non necessario.
Rimasta vedova, con i figli ormai grandi, Marisa, finalmente, riesce forse ad instaurare un rapporto sereno con se stessa.

 

Suggestioni di un intimo sound

Sullo sfondo, per quasi tutto il libro, un paese ai margini di una città media del sud, sempre bella, ma provinciale e sonnacchiosa all’inizio, in forte evoluzione poi, che cambia se stessa così come la protagonista, Teresa. La vicenda inizia “in medias res” e si snoda in un sovrapporsi di piani temporali, in cui la dimensione retrospettiva, onirica e mnestica allo stesso tempo, si mescola al presente in uno stato di coscienza talvolta alterato; ciò consente alla protagonista, accompagnata nel suo percorso dalla storia del suo rapporto coi suoni e la musica, di procedere, nell’intrigo inestricabile di caso e destino, a un’inevitabile verifica che le permetterà di riappropriarsi delle proprie scelte di vita.

 

 

Gabriella Origano

Direttore Editoriale di OlisticNews. Dopo la formazione come Graphic Designer lavora nel campo delle Digital Graphic Arts per importanti editoriali e aziende internazionali. Scopre la validità e l’efficacia delle discipline olistiche e si appassiona...

Manas Trayati