La tecnologia spirituale, grazie al respiro consapevole, consente di sentire il dolore dell’altro prima di sferrare l’attacco

Durante il sereno periodo natalizio nel caldo tepore sprigionato da camino in uno chalet di montagna, a gustare cioccolata fumante dopo una giornata dedicata allo sci, arriva la notizia shock: un drone USA ha ucciso in Iraq un generale iraniano. Ma come è possibile, ci domandiamo: dove sono finiti la diplomazia internazionale e gli accordi geopolitici? Ancora oggi è necessario premeditare ed uccidere un essere umano per affrancare un proprio diritto di difesa? Se poi questo attacco militare proviene dalla nazione più potente del mondo, ovvio che qualche preoccupazione in più sia lecita, tipo: ed ora cosa succederà al resto del mondo? Che azioni di vendetta provocherà questa uccisione?

Una possibile risposta ci viene da una studentessa vietnamita che si trovava lì con noi in vacanza. Sta frequentando un dottorato in astrofisica a Ginevra, ma proviene da una famiglia in cui molti parenti sono monaci/monache buddisti.

Si siede vicino a noi e comincia ad esporci la sua teoria: tutto quello che accade a livello macro è un riflesso di quello che avviene a livello micro, cioè individuale. Il sistema politico, militare, economico-finanziario e geopolitico che oggi governa il mondo è un riflesso delle energie che circolano nella nostra mente, un riflesso diretto delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti. Quello che coltiviamo al nostro interno si rispecchia in quello che vediamo all’esterno. Il primo passo per cambiare il mondo è dunque solo uno: cambiare noi stessi per primi. Non si può pensare di costruire un mondo di pace se siamo pieni di rabbia, rancore, risentimento, amarezza, sete di vendetta, bramosia, aggressività. In una parola: pieni di violenza. Solo trasformando questi sentimenti, anche se a volte originati da grossi dolori o ingiustizie, cioè superandoli sarà possibile andare oltre, trasmettere e comunicare emozioni di pace, perdono, collaborazione, rispetto, stima, fiducia. In una parola: empatia.

Ma come è possibile questo oggi? chiediamo tutti sbigottiti. Con il respiro, ancor prima che con la meditazione o la peghiera, risponde. Cosa? Tutto qui? Sì, respirando consapevolmente siamo costretti a fermarci invece di reagire immediatamente difronte agli stimoli esterni negativi, alle difficoltà e alle situazioni di conflitto. E’ un istinto umano: siamo abituati a reagire all’istante quando ci sentiamo attaccati od offesi. Questa animosità, però, rende molto difficile affrontare situazioni di conflitto micro e macro. Fermarsi è la soluzione. Questa pratica è molto semplice e potente allo stesso tempo: bastano un secondo, un passo indietro, un profondo respiro che ci consentono di osservare la situazione con distacco e vedere, cioè capire veramente, quale potrà essere la reazione che provocherà la nostra parola, il nostro agire o addirittura la nostra indifferenza. Citando il Budda aggiunge: “La rabbia è un fuoco che può distruggere una foresta di meriti, in un attimo”.

Già, il rancore e la sete di vendetta possono distruggere una relazione preziosa costruita negli anni. Esattamente come è successo lo scorso 3 gennaio tra USA ed Iran, con conseguenze pericolose per l’accordo sul disarmo nucleare mondiale e quindi per tutti noi.

Secondo la giovane dottoranda, dal nome impronunciabile tale è la complessità fonetica, serve, in sintesi, una nuova “tecnologia spirituale” in grado di metterci nuovamente in connessione prima di tutto con noi stessi, con quello che siamo, con quello che sentiamo. Poi ancora, per ricordarci il nostro essere solo una piccola parte del tutto. Se inizieremo a sentire questo principio nel nostro corpo fisico, localizzandolo spazio temporalmente dentro di noi, potremo diventare veri strumenti di pace. Fare qualche respiro lento e profondo, percepire la paura delle persone e le loro difficoltà sentendo/percependo/captando sulla nostra pelle questo disagio ci aiuterà a trovare la forza per migliorare la situazione. Secondo la “teologia spirituale” il far qualcosa di concreto è molto utile, ma solo se prodotto da animo buono, potrà veramente salvare il mondo.

Elena Carrera

Elena Carrera

Elena Carrera, pranic healer da 20 anni con metodo Institute for Inner Studies Choa Kok Sui, opera nel mondo delle energie olistiche come terapeuta e blogger. Attualmente sta ultimando il terzo anno della scuola professionale di operatore olistico...